Ciao Toots..

Non sono solita fare commemorazioni quando qualcuno scompare nel mondo della musica, ma per Toots Thielemans e la sua armonica faccio un’eccezione perché non posso non parlarne, è una delle rare occasioni in cui non riesco a stare zitta. Qui di seguito alcune delle sue interpretazioni, featuring in Brussels in the rain con Paquito D’ Rivera, in Always and forever con Pat Metheny e nel meraviglioso album con Bill Evans, Affinity.
C’è una grazia nelle sue note che ti entra nel profondo senza mai violarti. Questo è ciò che mi ha lasciato.

 

 

 

 

La mente sospesa

Non solo sulla fune..

camminarenelcielo

La camminata del funambolo è un atto teatrale assolutamente ridotto all’essenza, è un atto di Verità e come tale simbolo fortissimo che parla all’inconscio dello spettatore. Il teatro è il luogo della Verità. Generalmente si pensa che il palcoscenico sia il luogo della menzogna, della “recitazione” in senso opposto alla vita reale che si svolge per le strade, nelle case ecc … ma non è cosi o meglio non è SOLO così.

Per la mia esperienza camminare sul filo, sospeso nel cielo, è il un modo di entrare in contatto con la verità dell’essere. Così sul palcoscenico, se si vuole che il pezzo funzioni, quindi arrivi al pubblico e provochi, deve esserci la Verità.

La differenza è tra fare o essere, io posso fare il personaggio che mi è stato assegnato o esserlo e c’è una differenza enorme.

Sul filo non si può mentire non può esserci differenza tra il…

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Dimenticanza, Billy Collins

Ok, rebloggo🙂

nonsolobiancoenero

Il primo ad andarsene è il nome dell’autore
diligentemente seguito dal titolo, dalla trama,
dal finale mozzafiato, dall’intero romanzo
che all’improvviso diventa come se non l’avessi mai letto,
nemmeno mai sentito,

come se, uno per uno, i ricordi che eri solito ospitare
avessero deciso di accasarsi nell’emisfero meridionale del cervello,
in un piccolo villaggio di pescatori dove non ci sono telefoni.

Molto tempo fa hai dato il bacio d’addio ai nomi delle nove Muse
e hai visto fare le valigie a quella equazione quadratica,
e anche adesso, che mandi a memoria l’ordine dei pianeti,

qualcos’altro scivola via, forse quale sia il fiore simbolo di uno stato,
l’indirizzo di uno zio, la capitale del Paraguay.

Qualunque sia la cosa che ti sforzi di ricordare
non ti sta certo in bilico sulla punta della lingua,
né se ne sta rintanata in qualche oscuro angolo della tua milza.

Se ne è andata galleggiando…

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Ma ci entra nel corpo la tentazione del silenzio

Ci sono momenti così, crediamo nell’importanza di ciò che abbiamo detto o scritto fino a quel punto, soltanto perché non è stato possibile far tacere i suoni o cancellare i tratti, ma ci entra nel corpo la tentazione del silenzio, il fascino dell’immobilità, stare come stanno gli dei, zitti e tranquilli, solo ad assistere.

José Saramago, “L’Anno della Morte di Ricardo Reis”

C’è un silenzio che è molto più importante di quello della bocca ed è quello dei pensieri. Deve essere quello il silenzio degli dei.

Si nasce senza parole
e con tutte le parole distrutte ce ne andiamo.

E tuttavia,
nonostante vivere significhi ammutolire,
esiste un piacere primordiale nel silenzio,
che giustifica tutti i silenzi.

Javier Vicedo Alòs

Mi ammutolisco volentieri.

Silence is so accurate.

Mark Rothko

Continua…

Il tempo verticale

Quando vedete una cosa, la vedete per l’ultima volta. Ogni persona che incontrate, appena la incontrate, è per l’ultima volta. Oh certo, ci sono cose e persone, foglie e strade, treni, formaggiere, nuvole, chitarre che non rivedrete veramente mai più. Ma ci saranno altre cose, strade, treni che crederete di rivedere e invece no: anche quelli, proprio quelli, li vedrete per la prima e ultima volta. Ogni canzone, ogni film, ogni poesia, quadro, poema che vedrete, sentirete, leggerete, lo vedrete, sentirete, leggerete per l’ultima volta. Oh certo, potrete riascoltare, rileggere, rivedere: il film è quello, quello il poema. Siete voi a vederlo e sentirlo, anche impercettibilmente, in altro modo. Infinitesimi gli scarti del cuore, che non solo dividono, ma fanno diverso il mondo: voi sarete altri anche un minuto dopo.

Ho visto Ischia la prima volta. La seconda si chiamava sempre così, ma non era la stessa. Era un’altra prima volta. Ho baciato Daria la prima volta ed era già l’ultima, perché poi ho incontrato Daria un’altra prima volta e l’ho baciata un’altra ultima volta. Quello che noi chiamiamo “tempo” è un’illusione di tempo, una mistificazione di scorrimento. Ha ragione la pellicola: noi guardiamo attimi staccati, ognuno è il primo e l’ultimo, quello che segue non segue affatto.

Non c’è, non esiste tempo orizzontale: s’invecchia, ci si incontra, ci si lascia perché crediamo che il prima diventi poi, e per la stessa ragione si ricorda, si rimpiange, si protesta, si spera: perché crediamo che ci sia stato un prima e che ci sarà un poi.

L’inganno del tempo orizzontale ci salva la vita: se vivessimo nell’incubo di un inizio che è anche sempre una fine, che nessun prima abbia a che fare col poi, sarebbe un inferno. Ed è questo che avvertono i suicidi, questo sanno. Il tempo lo vogliamo orizzontale per l’angoscia dei singoli attimi, delle singole tessere, per la paura che ci dà l’indefinito: che ci sia, non ci sia ancora o ci sia stato, noi solo il mosaico intero vogliamo vedere, la storia, il tempo che scorre, che infila i giorni come perle in una collana.

Ma questo stesso tempo che ci salva c’incalza, ci spinge, ci rincorre, ci trascina, perché crederlo reale obbliga a viverlo come reale. E’ un mito, il non-tempo. Ma è un mito fuori di noi, smarrito, perso, sostituito dall’anello delle attese tra un fotogramma e l’altro, pura fantasia: non esiste questo anello, ma ne abbiamo un drammatico bisogno. Quell’anello si chiama speranza.

(…) Si può fermare, il tempo. Si può conoscere e vivere il tempo verticale. Avere tutto in un solo istante: passione e noia, dolore e riscatto, sconfitta e vittoria. Niente yoga, zen e celesti meditazioni. Niente fedi, salvezze, cambiali di pace. Vivere il tempo verticale non vuol dire uscire dal tempo imperturbabili ai venti, alle tempeste, baciati dal sole. Vuol dire avere tutto in un solo istante, e può essere più tremendo di poter guardare a ieri o a domani: bisogna saperlo governare, questo tempo, non naufragarci dentro.

Non ci sono alibi, non esistono scuse. Bisogna cercarlo, questo tempo.

(R. Vecchioni, La vita che si ama)

Né l’intima grazia della tua fronte luminosa come una festa
né il favore del tuo corpo, tuttora arcano e tacito e fanciullesco,
né l’alternarsi delle tue vicende in parole o in silenzi
saranno offerta così misteriosa
come rimirare il tuo sonno coinvolto
nella veglia delle mie braccia.
Di nuovo miracolosamente vergine per la virtù assolutoria del sonno,
serena e splendente come fausto ricordo trascelto,
mi offrirai quella sponda della tua vita che tu stessa non possiedi.
Proiettato nella quiete,
scorgerò quella riva estrema del tuo essere
e ti vedrò forse per la prima volta
quale Iddio deve ravvisarti,
annullata la finzione del Tempo,
senza l’amore, senza di me.

(J. L. Borges)