L’attimo fuggente

clouds

Sono salito sulla cattedra per ricordare a me stesso che dobbiamo sempre guardare le cose da angolazioni diverse. E il mondo appare diverso da quassù. Non vi ho convinti? Venite a vedere voi stessi. Coraggio! È proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un’altra prospettiva.

(Prof. Keating in “L’attimo fuggente”)

foto by Pannonica

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38 pensieri riguardo “L’attimo fuggente

  1. La mente inganna e saperla indirizzare verso lo stupore non e’ da tutti. Non avere paura di lasciare l’illusione del certo, per vivere il nuovo e’ di chi e’ capace di sentirsi, sempre nel vuoto, nella percezione della precarieta’ del tutto.
    Il film lo conosco a memoria e lo adoro.
    Buone cose a te!

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  2. non vi ho convinti? volete essere talpe e scavare pur di non farvi attraversare dalla luce? non volete scoprire se le vostre ali possano spiegarsi fuori dal cappotto? L’attimo fugge perchè solitario, se solo dessimo spinta alle ginocchia sapremo riconoscere gli attimi puri da quelli bui (e modellarli sulla scia del nostro carattere)

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  3. è la radice della PNL, prospettiva fluida e posizioni percettive dal punto di vista: Mio, della diade in cui sono inserito, del gruppo che mi comprende, da fuori il gruppo che mi comprende.
    Se si è capaci di fare interamente e precisamente il giro di queste posizioni, ah! la salute mentale è raggiunta. Pare facile….:-) bella la foto

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    1. a me la fluidità della prospettiva l’ha insegnata il jazz.. cioè, questa storia delle mille versioni per un unico brano, che ci sono gli standard e che un sacco di gente suona lo stesso pezzo in maniera diversa, mi hanno insegnato che la bellezza è proprio lì, nella propria, unica differente visione (versione) della stessa realtà (dello stesso standard).
      Pensa a tutte le versioni che conosci di All the things you are. Vi ci sono cimentati in centinaia: da Sonny Rollins a Lennie Tristano, da Johnny Griffin a Keith Jarrett, da Pat Metheny a Gonzalo Rubalcaba… Charlie Parker, con quella stessa struttura armonica, ha addirittura costruito un altro pezzo, Birds of Paradise.
      Eppure.
      Eppure ogni tanto mi scordo di ciò che ho imparato. Per questo ho comprato il libro di Dilts! 😉

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      1. sai l’abisso che si tende tra la conoscenza della mente e quella dell’emozione.
        Sperimentare il concetto apre un mondo, ho visto persone rompersi in lacrime semplicemente per esser state guidate ad entrare pienamente nell’esperienza della dissociazione percettiva, il vedere se stessi impegnati in una relazione, guardarsi totalmente dall’esterno.
        (oggi Feelgood va a la muerte)

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  4. oggi ho la luna un po’ storta, vabbé…Ma voi credete che si viva poi meglio a guardare le cose sempre da un’altra angolazione? … Egle, vivere il nuovo…Alex, la salute mentale raggiunta. E la realtà concreta o il quotidiano, quale visione richiede? Pan, tu parli di jazz e io penso all’arte contemporanea, e al prezzo che si paga per continuare a crederci.
    Il film lo vidi la prima volta durante una lezione di storia dell’arte, all’accademia, indimenticabile, ne uscimmo tutti estasiati.

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    1. ma non è un’immagine statica quella prospettiva dissociata da guardare, magari bastasse.
      l’arte dell’automaternage passa dall’allenamento dinamico a cambiare prospettive, a guardarle tutte, non è semplice e richiede tempo e guida giusta.

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    2. è vero, concordo con Alex. non si dovrebbe passare da una propspettiva ad un’altra parcheggiandovisi definitivamente. lo scopo è quello di imparare la plasticità, l’elasticità, la capacità di rimbalzare da una prospettiva ad un’altra in maniera dinamica, senza fossilizzarsi.
      del resto, sempre a proposito di jazz, nessun musicista ha mai suonato lo stesso pezzo alla stessa maniera: c’è la versione del ’51 o quella del ’53, nello stesso concerto c’è spesso la take 2 e la take 3 del medesimo pezzo.

      ma quante cose mi avrà insegnato mai, il jazz??
      certo, non è mai facile e scoraggiarsi invece lo è. come è la tua luna, oggi?

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    1. certe volte ho così tanti dubbi su ogni visione che alla fine rimando qualunque decisione fino a quando non è più necessario prenderla. e l’opportunità è andata persa!!
      non è da tutti raggiungere simili risultati; se vuoi t’insegno, però!!! 😀

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    1. “Dalla mia visuale da rana la pioggia nel fossato era magnifica. La pioggia calma l’acqua, la rinfresca, fa affondare tutto il polline galleggiante, i bombi morti e qualsiasi altra cosa sospesa. Ogni goccia esplodeva in un’effimera, guizzante fontanella che si trasformava in bolla e scoppiava”.
      (Roger Deakin, Diario d’acqua)

      una provocazione degna di una confusa come me: e se farsi il giro di tutte le prospettive possibili ci portasse ad apprezzare quella da cui siamo partiti?
      Ciao Roberto e grazie per esser passato di qua. 🙂

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  5. Chi si accontenta di ciò che ha trovato è un perdente. Ma credo che il mondo continuerà ad andare avanti così, con chi è miope e chi è ipermetrope. Non credo che sarebbe auspicabile un livellamento.

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