Cosa è cambiato dal ’56?

I «poveri » italiani spendono parecchi miliardi, in capo all’anno, per trasformare in sudicia cenere e in vano fumo alcune montagne di foglie secche di una pianta esotica chiamata tabacco.

I «poveri » italiani spendono parecchi miliardi, in capo all’anno, per comprare un certo liquido di cattivo odore che permette loro di scarrozzare, col deretano posato sopra un seggiolino o un sedile, per tutte le strade nazionali, provinciali e comunali, portando dovunque rumore, puzzo e una quotidiana razione di morti e feriti.

I «poveri » italiani spendono parecchi miliardi, in capo all’anno, per assistere alle sfilate di immagini fuggitive che narrano storie strambe o sciocche, fondate, quasi sempre, sulla lussuria e sulla crudeltà, abilmente condite con l’inverosimiglianza e con l’imbecillità.

I «poveri » italiani spendono parecchi miliardi, in capo all’anno, per seguire, con accompagnamento di urli bestiali e di contorcimenti epilettici, le gesta eroiche di certi giovani che guadagnano milioni a forza di tirare pedate a una palla di cuoio.

I «poveri » italiani spendono parecchi miliardi, in capo all’anno, per scommettere sulle partite di calcio e sulle corse di cavalli, per lotterie nazionali e per il gioco del lotto con la speranza di arraffare un marsupio di carta moneta senza la fatica di guadagnarla col proprio lavoro.

Si potrebbero enumerare altri miliardi per altre spese della stessa specie ma basteranno quelle già ricordate per spiegare come mai i «poveri» italiani proclamano a squarciagola la miseria antica e irrimediabile del nostro paese quando si tratta di fabbricare case per gli sfrattati o nuove scuole, di ricostruire un vecchio ponte, di concedere dotazioni sufficienti ai laboratori delle università e alle biblioteche di Stato, di proseguire scavi, di restaurare monumenti, di acquistare opere d’arte e, in generale, tutte le volte che si tratta di spendere per il decoro delle città, per il progresso della cultura e per l’onore della bellezza.

(Giovanni Papini, Le felicità dell’infelice, 1956)

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10 pensieri riguardo “Cosa è cambiato dal ’56?

  1. Con tutte queste spese, giustamente, come si fa a pretendere che i “poveri” italiani possano spendere per il decoro delle città, per il progresso della cultura e per l’onore della bellezza ?

    Oppure anche solo per pagare le tasse ?

    Mi piace

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