I surrender, dear

ohyeah

on air: Thelonious Monk – I surrender, dear

[audio http://k002.kiwi6.com/hotlink/5md71626g3/04_i_surrender_dear.mp3]

foto by Pannonica

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33 pensieri riguardo “I surrender, dear

  1. Giorno pericoloso per una visita (!), rinunciando ad un agognato letargo il topo mette il muso fuori da una tana che sta ricominciando, forse, a vivere, per vedere se sul divano di Nica c’è ancora posto per stendersi ad ascoltare della bella musica.
    Auguri

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    1. Topo mio.. sono proprio contenta di ritrovare il tuo muso da queste parti! 🙂
      La letargia è una tentazione che ci accomuna quindi, visto che il tuo posto sul divano è sempre il tuo, puoi tranquillamente sdraiarti per un po’ di musica, una chiacchiera o anche solo per condividere il silenzio (che è una bella cosa, dal mio punto di vista). Come al solito, se ti addormenterai non ti sveglierò.
      E non preoccuparti dei gatti, sanno distinguere i topi amici da quelli che non lo sono. 😉

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    1. Che intendi con Eden virtuale? Spiegati meglio. Che sensazioni dovrei provare se pensassi di aver raggiunto l’Eden virtuale?
      I miei testi sono al tag “in parole mie” (giù, nella tag cloud), se intendi leggere post che non sia fatto di citazioni o poesie, o di parole d’altri, insomma.
      E comunque benvenuto/a.

      ah, e poi ci sono e pagine statiche (Io e il jazz, take 1 & take 2)

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      1. L’eden virtuale siamo noi adesso, io e te. Ma ce ne sono molti altri, la rete ne è piena, siamo noi che crediamo di essere quel che non siamo, di avere meriti ( soprattutto letterari) che non abbiamo. E’ pur vero che anche nella scelta di testi, musiche e immagini altrui, si esprime se stessi…ma la scrittura personale è un’aòtra cosa, possiede una valenza diversa e lascia un segno più evidente sulla bilancia della nostra vita.
        Vorrei che fosse SOLO così sui blog, vorrei che i blogger fossero tutti scrittori o aspiranti tali.
        Vorrei che non si facessero mai complimenti tra loro, che non escludessero, che non pensassero mai nemmeno per un momento di offendere l’altro, che avessero nel contempo la dignità intellettuale di dire quando un post è davvero poca cosa( chi lo ha scritto non avrebbe dovuto però pubblicarlo).
        I commenti spesso non servono, non aggiungono, non migliorano non dicono altro se non i nostri mielosi complimenti: non ci migliorano i complimenti lo fanno semmai le critiche. Oltre un certo breve limite il gradimento ci rovina, il web è strapieno di recinti chiusi, di cittadelle medievali con cittadinanza chiusa, di blog in cui sei e sarai sempre un alieno da espellere quanto prima.
        Quando raggiungi l’Eden virtuale ti sentirai soddisfatta, protetta, non più sola; accenderai lo stereo e ascolterai per l’ennesima volta il medesimo standard. Il guaio è che avrai perso l’orecchio per sentirlo come se fosse nuovo. Non esite felicità intelletttuale senza perdita di sicurezza.
        Grazie del benvenuto.E’ inaspettato.

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        1. Anch’io avrei un elenco di “vorrei” che non riguardano soltanto la vita virtuale ma anche quella fisica, ammesso che ci sia una differenza (e dal mio punto di vista non ce n’è): ma restano solo dei “vorrei”, poi c’è la realtà.
          In cima ai miei desiderata c’è il rispetto della libertà di dire, fare, pensare, postare ciò che ci va, esattamente come nella vita fisica (l’unica differenza è che nella vita fisica non si posta ma si è), e senza perdere di vista il buonsenso.
          Per come la vedo io, un blog è uno spazio personale in cui ci si esprime come meglio si ritiene, con parole, musica, immagini o quant’altro; quindi, un posto in cui ci si esprime liberamente, non solo per “scrittori o aspiranti tali”, come tu sostieni.
          Detto ciò aggiungo che, in dieci anni di vita da blogger, mi è capitato di leggere di tutto. Le volte in cui mi sono imbattuta in blog per me poco interessanti, ho semplicemente smesso di frequentarli. Non ho mai sentito l’urgenza di rappresentare ai blogger in questione il mio punto di vista, esattamente come non inseguo un estraneo per la strada per manifestargli il mio disappunto per aver scelto di indossare un orrendo paio di scarpe. Il “vivi e lascia vivere” vale anche sul web, non soltanto nella quotidianità. Ti dirò di più: anche di fronte a post entusiasmanti sto spesso zitta perché preferisco godermeli in silenzio.
          Non credo che attraverso uno spazio sul web si possa raggiungere l’Eden o quella che tu chiami la “felicità intellettuale”: il blog è solo uno strumento dietro al quale ci sono PERSONE più o meno soddisfatte, che si sentono più o meno protette, più o meno sicure o sole, più o meno presuntuose, più o meno mielose, più o meno polemiche, più o meno snob, più o meno tendenti ad espellere l’alieno, più o meno scrittori o aspiranti tali. Non credo affatto che l’avere uno spazio sul web possa modificare questi sentimenti.

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