Can You hear me?

Un tempo ero convinto che si potesse parlare chiaramente e che l’altra persona avrebbe ascoltato, capito e avrebbe replicato. Credo di non esserne più convinto. Forse, qualunque discorso serio tra due persone è inutile, anche senza mentire apertamente le persone sentono solo quello che vogliono sentire o quello che sono in grado di sentire e che, spesso, somiglia ben poco a quello che è stato effettivamente detto.

(Dr. Paul Weston, dialogo da “In treatment”)

 

 

on air: Brad Mehldau, Paranoid Android

[audio http://k003.kiwi6.com/hotlink/iqy250c957/05_Paranoid_Android.mp3]
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5 pensieri riguardo “Can You hear me?

    1. L’incomunicabilità è qualcosa che mi affligge personalmente eppure non sono mai riuscita a venirne a capo, malgrado gli sforzi.
      La musica mi è stata d’aiuto anche in questo caso. E’ consolante che la mia interpretazione delle note altrui non possa essere in alcun modo contraddetta… E credo che nemmeno i Radiohead gli abbiano potuto dire “non hai capito”, a Brad!! 😀 😀
      La musica è l’unico luogo in cui la libera intepretazione non crea danni. Tutto il resto è un gran casino.
      Ciao Melogrande!

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  1. E’ vero, è così…le parole mica sempre arrivano ricalcando perfettamente l’esatta intenzione di chi le usa, anzi… non per niente servono a creare illusione, a costruire storie e lasciano che ognuno le legga o le ascolti nel modo che più gli somiglia. Ognuno si riconosce a modo suo, un po’ come se le combinazioni di parole si adattassero alle menti che le assorbono. De le menti sono sintonizzate bene c’è maggio comprensione, ma accade raramente. Trovo sia una metamorfosi affascinante quella che avviene fra l’intenzione di chi si esprime a parole e la ricezione di chi ne è destinatario. Le variabili che si presentano in termini di interpretazione usando le parole (ma è così anche per gli altri modi di espressione, presumo, seppure avviene in modo diverso) sono illimitate, come i rischi di venir travisati, di venir fraintesi, come le possibilità di non riuscire a dire, di non arrivare. E’ come se le combinazioni di parole sono tante quante sono le menti che le usano. Non è faticoso usare le parole, specie se l’obiettivo non è quello di farsi capire, ma solo quello di dire… tanto per esserci.

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      1. L’incomunicabilità è qualcosa con cui ho a che fare quotidianamente e credo che non esistano rimedi, bisogna imparare a conviverci. Gli insulti sono anche un modo per superarla senza risolverla, se ci pensi.
        Oggi stavo in terrazzo con una persona e mentre guardavamo le nuvole ognuno di noi descriveva la sua visione: dove le nuvole assumevano – per me – la forma di una testa di cavallo per lei raffiguravano il profilo di una strega a cavallo di una scopa. Mi sa che con le parole è un po’ come con le nuvole, ognuno ci legge quello che vuole.
        Bentrovata anche a te, Stile. Mi fa proprio piacere che i primi a ritrovare qui dopo un bel po’ di tempo siate tu e Melo. Un po’ off topic ma avevo voglia di dirlo.

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