E poi c’è quella cosa dell’andare..

Mezz’ora di camminata al giorno. Il medico è stato chiaro. Un quarto d’ora a andare e un quarto d’ora a tornare, signora mia.. può farcela, su…

Deve essere stata la mia faccia a urlo muto come un quadro di Munch a spingerlo in quel deprimente tentativo d’incoraggiamento (perché signora mia è deprimente, mi sento di affermarlo con certezza). Comunque sia, è da qualche settimana che ho cominciato e la cosa più assurda è che non solo mi piace, ma l’itinerario giornaliero è diventato un pensiero che spesso si affaccia in maniera intrusiva durante la giornata mentre sto facendo tutt’altro; esattamente come l’ansia, solo che che la sensazione è piacevole.

Sarà che cammino in campagna, dove l’aria è buona come i profumi dell’autunno, saranno i cani e i gatti che escono dalle corti e mi vengono incontro, saranno i cinguettii degli uccelli che in questo ottobre estivo hanno deciso di non migrare; non so cos’è, ma tant’è.

Camminare ti fa drizzare la fronte, ed è una sensazione che apprezzi solo se l’hai tenuta piegata al suolo per un po’. Il resto arriva in cascata, a cominciare dal buonumore che ogni tanto rasenta la demenza. Oggi pomeriggio, mentre andavo, dovevo avere tanta di quella serotonina in circolo che, su una cassetta delle lettere, invece di leggere POSTA ho letto POETA e ho pensato: ma che bel cognome ha questo tizio!
In effetti mi sembrava un po’ strano si fosse fatto battere a rilievo il proprio nome sulla cassetta di metallo ma, ripeto, in certi frangenti tutto ti sembra possibile.
Camminare ti dà occhi nuovi con cui guardare il mondo ma solo in senso metaforico, l’astigmatismo te lo tieni, evidentemente.

Quello che volevo dire (e sì, lo so, molti altri l’hanno già detto prima e meglio di me) è che camminare è terapeutico per la mente oltre che per il sistema cardiovascolare. Crea dipendenza al punto che, quando ci si sente stanchi, si fa più fatica a tornare indietro che a proseguire.

Dopo aver letto il nome del signor POETA sulla cassetta delle lettere, mentre ridevo da sola per l’accaduto, mi sono tornate in mente le parole di Bruce Chatwin che sul camminare ha scritto cosechevoiumani e che, col senno di poi, comprendo sempre di più:
“Come regola biologica generale, le specie migratorie sono meno aggressive di quelle sedentarie. C’è una ragione ovvia perché sia così: la migrazione, come il pellegrinaggio, è di per se stessa il duro cammino: un itinerario livellatore in cui i più forti sopravvivono e gli altri cadono lungo la strada. Il viaggio perciò vanifica il bisogno di gerarchia e di sfoggi di potere. Nel regno animale i dittatori sono quelli che vivono in un ambiente di abbondanza. I briganti sono, come sempre, gli anarchici”.

Mi pare superfluo aggiungere altro.

 

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Capinera

Non sapevo che nome dare ad una cagnetta randagia che aveva rifiutato almeno due famiglie adottive preferendo tornare in strada, nei luoghi che le erano familiari, vivendo del cibo e dell’affetto degli abitanti della contrada che ogni sera le portavano qualcosa.

Dopo mesi di tentate adozioni, ci eravamo rassegnati tutti alla sua voglia di libertà che l’aveva portata ad evadere persino dal rifugio dell’Enpa locale.

Stazionava dalle mie parti, le portavo da mangiare e dell’acqua fresca ogni sera. Ricordo le feste che iniziava a farmi da lontano nel momento in cui riconosceva la mia macchina. Mi veniva incontro felice ma non non si è mai fatta accarezzare. Ha sempre mantenuto una distanza di sicurezza con chiunque ma questo non è servito ad evitarle la fine che ha fatto, quattro notti fa, investita da una macchina alla guida della quale c’era qualcuno che non si è nemmeno fermato.

Col senno di poi, credo che Capinera sia il nome giusto.

 

 

NotteTempo (12 anni dopo)

L’argento vivo s’è fatto catrame denso che non lascia spazio ad altro. Occupa tutto. E’ tutto. Non c’è più identità. Non c’è più spazio. C’è solo il tempo, quello che all’esterno scorre e che, dentro, è un’attesa di altro tempo. Il respiro rallenta. Si entra in riserva.

Manca una musica a tutto questo silenzio, mentre fotogrammi senza colore sembrano girare nel vuoto in cui niente risuona o viene riflesso; tempo senza spazio, una sorta di buco nero dove le leggi della fisica non hanno più alcun valore.

Ci sono frammenti di futuro in questo presente di cui è inutile cercare i confini. Ogni limite individuato si rivela semplicemente un nuovo orizzonte. C’è traccia d’infinito dappertutto.

Così, scema, non cercare la tua nuca ad ogni vetta raggiunta, non cercare il segnale d’arrivo del viaggio: perché il cerchio non si chiude, è la linea che si spezza.

Resta e accarezza le dune di un letto disfatto, con l’ombra, addosso, di quell’innegabile sensazione di non essere in grado di vedere la bellezza.

Forse, davvero, l’inferno non è fuoco ma gelo.

Forse avrei bisogno di prendermi un esaurimento nervoso. O di dormire. Mi accendo una sigaretta.

Tra la vita e le cose

– Cosa vuol dire “essere”?

-Essere vivo, interessato, vedere le cose, vedere l’uomo, ascoltare l’uomo, immedesimarsi nel prossimo, sentire se stessi, rendere la vita interessante, fare della vita qualcosa di bello e non di noioso.

Tra i miei i buoni propositi, quest’anno, c’è quello di essere sabbia negli ingranaggi del sistema (il mio personale, ovviamente. Il sistema mondiale lo lascio nelle mani degli addetti ai lavori). Ho bisogno di una rivoluzione o quantomeno di “essere”.

Buon 2017 a tutti.