NotteTempo (12 anni dopo)

L’argento vivo s’è fatto catrame denso che non lascia spazio ad altro. Occupa tutto. E’ tutto. Non c’è più identità. Non c’è più spazio. C’è solo il tempo, quello che all’esterno scorre e che, dentro, è un’attesa di altro tempo. Il respiro rallenta. Si entra in riserva.

Manca una musica a tutto questo silenzio, mentre fotogrammi senza colore sembrano girare nel vuoto in cui niente risuona o viene riflesso; tempo senza spazio, una sorta di buco nero dove le leggi della fisica non hanno più alcun valore.

Ci sono frammenti di futuro in questo presente di cui è inutile cercare i confini. Ogni limite individuato si rivela semplicemente un nuovo orizzonte. C’è traccia d’infinito dappertutto.

Così, scema, non cercare la tua nuca ad ogni vetta raggiunta, non cercare il segnale d’arrivo del viaggio: perché il cerchio non si chiude, è la linea che si spezza.

Resta e accarezza le dune di un letto disfatto, con l’ombra, addosso, di quell’innegabile sensazione di non essere in grado di vedere la bellezza.

Forse, davvero, l’inferno non è fuoco ma gelo.

Forse avrei bisogno di prendermi un esaurimento nervoso. O di dormire. Mi accendo una sigaretta.

Tra la vita e le cose

– Cosa vuol dire “essere”?

-Essere vivo, interessato, vedere le cose, vedere l’uomo, ascoltare l’uomo, immedesimarsi nel prossimo, sentire se stessi, rendere la vita interessante, fare della vita qualcosa di bello e non di noioso.

Tra i miei i buoni propositi, quest’anno, c’è quello di essere sabbia negli ingranaggi del sistema (il mio personale, ovviamente. Il sistema mondiale lo lascio nelle mani degli addetti ai lavori). Ho bisogno di una rivoluzione o quantomeno di “essere”.

Buon 2017 a tutti.

Anche se le foto sono in bianco e nero la musica è a colori

Rubo questo post e lo faccio diventare il mio biglietto d’auguri per queste festività.
Mi perdoni sig.ra Germogliare, ma lei scrive cose che sono un Manifesto… 🙂

germogliare

Oleksandr Hnatenko Oleksandr Hnatenko

Non ricordo d’essere stata mai così bene, lucida e serena nell’eguale commistione. Ciò che accade è fuori da me, anche quelle situazioni che riguardano la mia salute, i miei figli, gli affetti più cari e i dolori del mondo. Tutto. Tutti. Oggi no. Me ne occupo ma con il dovuto distacco. Anche l’emozione e la lacrima di commozione se pur spontanee, ho imparato a controllarle. La ricetta? Non nascondo segreti, unicamente “esercizio” al superamento del dolore, alla voglia di sopra_v_vivere. Perché? Permettere a me stessa e a chi mi è vicino di prendere una boccata di ossigeno, quella sensazione di sentirsi come con un dito dal toccare il cielo.

Frida Kahlo Frida Kahlo

Così è. Oggi. Quelle mancanze, cosiddetti “Bidoni vuoti” li chiamava la mia psicologa, come per magia si sono riempiti da soli, con una sostanza differente dal contenuto originario, diciamo, per semplificare il concetto, che il nuovo è…

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