Capinera

Non sapevo che nome dare ad una cagnetta randagia che aveva rifiutato almeno due famiglie adottive preferendo tornare in strada, nei luoghi che le erano familiari, vivendo del cibo e dell’affetto degli abitanti della contrada che ogni sera le portavano qualcosa.

Dopo mesi di tentate adozioni, ci eravamo rassegnati tutti alla sua voglia di libertà che l’aveva portata ad evadere persino dal rifugio dell’Enpa locale.

Stazionava dalle mie parti, le portavo da mangiare e dell’acqua fresca ogni sera. Ricordo le feste che iniziava a farmi da lontano nel momento in cui riconosceva la mia macchina. Mi veniva incontro felice ma non non si è mai fatta accarezzare. Ha sempre mantenuto una distanza di sicurezza con chiunque ma questo non è servito ad evitarle la fine che ha fatto, quattro notti fa, investita da una macchina alla guida della quale c’era qualcuno che non si è nemmeno fermato.

Col senno di poi, credo che Capinera sia il nome giusto.

 

 

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NotteTempo (12 anni dopo)

L’argento vivo s’è fatto catrame denso che non lascia spazio ad altro. Occupa tutto. E’ tutto. Non c’è più identità. Non c’è più spazio. C’è solo il tempo, quello che all’esterno scorre e che, dentro, è un’attesa di altro tempo. Il respiro rallenta. Si entra in riserva.

Manca una musica a tutto questo silenzio, mentre fotogrammi senza colore sembrano girare nel vuoto in cui niente risuona o viene riflesso; tempo senza spazio, una sorta di buco nero dove le leggi della fisica non hanno più alcun valore.

Ci sono frammenti di futuro in questo presente di cui è inutile cercare i confini. Ogni limite individuato si rivela semplicemente un nuovo orizzonte. C’è traccia d’infinito dappertutto.

Così, scema, non cercare la tua nuca ad ogni vetta raggiunta, non cercare il segnale d’arrivo del viaggio: perché il cerchio non si chiude, è la linea che si spezza.

Resta e accarezza le dune di un letto disfatto, con l’ombra, addosso, di quell’innegabile sensazione di non essere in grado di vedere la bellezza.

Forse, davvero, l’inferno non è fuoco ma gelo.

Forse avrei bisogno di prendermi un esaurimento nervoso. O di dormire. Mi accendo una sigaretta.

Ma ci entra nel corpo la tentazione del silenzio

Ci sono momenti così, crediamo nell’importanza di ciò che abbiamo detto o scritto fino a quel punto, soltanto perché non è stato possibile far tacere i suoni o cancellare i tratti, ma ci entra nel corpo la tentazione del silenzio, il fascino dell’immobilità, stare come stanno gli dei, zitti e tranquilli, solo ad assistere.

José Saramago, “L’Anno della Morte di Ricardo Reis”

C’è un silenzio che è molto più importante di quello della bocca ed è quello dei pensieri. Deve essere quello il silenzio degli dei.

Si nasce senza parole
e con tutte le parole distrutte ce ne andiamo.

E tuttavia,
nonostante vivere significhi ammutolire,
esiste un piacere primordiale nel silenzio,
che giustifica tutti i silenzi.

Javier Vicedo Alòs

Mi ammutolisco volentieri.

Silence is so accurate.

Mark Rothko

Continua…

Wisdom

wisdom

 

La “saggezza”, questa camomilla avvelenata che l’abitudine di vivere versa lentamente nel nostro gargarozzo, col suo gusto dolciastro d’umiltà, di rinuncia e di accettazione.

(Romain Gary, La promessa dell’alba)

foto by Pannonica

Contrasting sounds

absurd

 

Il mondo in sé non è ragionevole: è tutto ciò che si può dire. Ma ciò che è assurdo è il confronto di questo irrazionale con il desiderio violento di chiarezza, il cui richiamo risuona nel più profondo dell’uomo. L’assurdo dipende tanto dall’uomo quanto dal mondo ed è, per il momento, il loro solo legame.

(A. Camus)

foto by Pannonica