Capinera

Non sapevo che nome dare ad una cagnetta randagia che aveva rifiutato almeno due famiglie adottive preferendo tornare in strada, nei luoghi che le erano familiari, vivendo del cibo e dell’affetto degli abitanti della contrada che ogni sera le portavano qualcosa.

Dopo mesi di tentate adozioni, ci eravamo rassegnati tutti alla sua voglia di libertà che l’aveva portata ad evadere persino dal rifugio dell’Enpa locale.

Stazionava dalle mie parti, le portavo da mangiare e dell’acqua fresca ogni sera. Ricordo le feste che iniziava a farmi da lontano nel momento in cui riconosceva la mia macchina. Mi veniva incontro felice ma non non si è mai fatta accarezzare. Ha sempre mantenuto una distanza di sicurezza con chiunque ma questo non è servito ad evitarle la fine che ha fatto, quattro notti fa, investita da una macchina alla guida della quale c’era qualcuno che non si è nemmeno fermato.

Col senno di poi, credo che Capinera sia il nome giusto.

 

 

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Ciao Toots..

Non sono solita fare commemorazioni quando qualcuno scompare nel mondo della musica, ma per Toots Thielemans e la sua armonica faccio un’eccezione perché non posso non parlarne, è una delle rare occasioni in cui non riesco a stare zitta. Qui di seguito alcune delle sue interpretazioni, featuring in Brussels in the rain con Paquito D’ Rivera, in Always and forever con Pat Metheny e nel meraviglioso album con Bill Evans, Affinity.
C’è una grazia nelle sue note che ti entra nel profondo senza mai violarti. Questo è ciò che mi ha lasciato.

 

 

 

 

Listen, and you’ll see

‘Criss Cross’ – CBS / Columbia.

Notes by Nica de Koenigswarter

Hackensack; Rhythm-A-Ning; Tea for Two (trio); Criss-Cross; Eronel; Don’t Blame Me (solo); Think of One; Crepuscule with Nellie; Pannonica.
Thelonious Monk – piano; Charlie Rouse – tenor; John Ore – bass; Frankie Dunlop – drums.

In Berlin, after a recent concert by Thelonious Monk, a leading newspaper made the following comment: “Thelonious Monk is not only the greatest composer of modern jazz . . . he is the greatest composer since Bartok.”

From San Francisco to Stockholm, from Osaka to Amsterdam, the name of Thelonious Monk stirs the pulses and imaginations of musicians young and old; it draws people of all races and ages from their homes to jam the auditoriums where he appears. All agree that Thelonious Monk’s name is synonymous with “genius.”

In CRISS-CROSS, his second album for CBS, Thelonious is at his greatest. The tightly knit group (Charlie Rouse, on tenor sax; John Ore, on bass; Frankie Dunlop, on drums) is woven together by Thelonious’ incomparable piano. From first note to last, the album swings! It is difficult, indeed, to recall that it is sometimes said that Monk’s music is not the easiest listening. The only thing which is not easy about CRISS-CROSS is to keep your foot from tapping, to divert your attention for a single moment from the opening chorus of Hackensack to the last, lovely chords of Crepuscule With Nellie. Charlie Rouse, great as he always has been, is a revelation here: his playing takes wing. Charlie and Thelonious have a thing going between them of rare sensitivity and ever-mounting excitement.

To attempt an analysis, description or explanation of Thelonious’ music-making would be superfluous. His greatness lies in the very fact that he transcends all formulae, all well-worn adjectives and cliches; only a new vocabulary, perhaps, could suffice. One thing, though, is certain: this is the happiest of albums, leaving one with an extraordinary feeling of elation. On the way to the recording studio, someone asked Thelonious if it was true that he was going to do a solo of Don’t Blame Me during the session. He replied, “Maybe. It depends how I feel when I get there.” Well, when he did get there, he executed a couple of intricate dance-figures, sat down at the piano and went straight into it while everyone held his breath. Even if Thelonious’ music is precise and mathematical, it is at the same time pure magic. Listen, and you’ll see.

NICA DE KOENIGSWARTER

 

on air: Thelonious Monk, Eronel

[audio http://k003.kiwi6.com/hotlink/f3cv6bk6gq/04_Eronel.mp3]

 

Chet e Bird

Un giorno, durante l’estate del ’52, trovai un telegramma sotto la porta di casa. Me lo mandava Dick Bock, mi pare, e diceva che Charlie Parker stava facendo audizioni ai trombettisti per alcune date nei club della California.
L’audizione avrebbe avuto luogo quel giorno stesso alle tre al “Tiffany”. Mi precipitai, arrivando un po’ in ritardo, e potei sentire Bird che improvvisava su un pezzo con qualche trombettista. Facendomi largo a spintoni nell’oscurità del club, riuscii a intravvedere Bird sul palcoscenico che volava su un blues. Mi sedetti per un minuto o due, e mi guardai attorno. Riconobbi molti trombettisti e un sacco di altra gente che conoscevo che aveva saputo in qualche modo che Bird era lì. Vidi qualcuno salire sul palco e dire qualcosa a Bird. Mi sentii a disagio e molto nervoso quando chiese alla folla se io fossi nel club e se avessi voluto salire a suonare qualcosa con lui. Aveva passato in rassegna tutti quegli altri ragazzi, alcuni dei quali avevano molta più esperienza di me e potevano leggere qualsiasi cosa gli avessero messo davanti.
Suonammo due pezzi. Il primo era The song is you, e poi una canzone blues scritta da Bird e intitolata Cheryl, in tonalità di sol, che fortunatamente conoscevo. Alla fine di Cheryl, lui annunciò che l’audizione era finita, ringraziò tutti quanti per essere venuti, e disse che avrebbe assunto me per le gig. Ci facemmo due settimane al “Tiffany”, suonando con Scatman Crothers – in realtà potrebbe essere stato Harry the Hipster. Ad ogni modo era incredibile essere sul palco con Bird. Il primo pezzo ogni sera era un “fast”, dopodiché il resto era facile. Bird era un musicista perfetto e, anche se sniffava cucchiaiate di roba e beveva litri di Hennessy, sembrava che gli facesse poco o niente. Mi meravigliavo della fibra di quell’uomo. Mi trattava come un figlio e metteva a tacere chiunque provasse a offrirmi un po’ di quella merda. Durante le pause lo accompagnavo a un chiosco messicano a pochi isolati di distanza e lui si mangiava una dozzina di tacitos con la salsa verde; ci andava pazzo.

(C. Baker, Come se avessi le ali)

 

on air: Chet Baker & Charlie Parker, Irresistible You

[audio http://k003.kiwi6.com/hotlink/tpjjtrsani/01_Irresistible_You.mp3]