Listen, and you’ll see

‘Criss Cross’ – CBS / Columbia.

Notes by Nica de Koenigswarter

Hackensack; Rhythm-A-Ning; Tea for Two (trio); Criss-Cross; Eronel; Don’t Blame Me (solo); Think of One; Crepuscule with Nellie; Pannonica.
Thelonious Monk – piano; Charlie Rouse – tenor; John Ore – bass; Frankie Dunlop – drums.

In Berlin, after a recent concert by Thelonious Monk, a leading newspaper made the following comment: “Thelonious Monk is not only the greatest composer of modern jazz . . . he is the greatest composer since Bartok.”

From San Francisco to Stockholm, from Osaka to Amsterdam, the name of Thelonious Monk stirs the pulses and imaginations of musicians young and old; it draws people of all races and ages from their homes to jam the auditoriums where he appears. All agree that Thelonious Monk’s name is synonymous with “genius.”

In CRISS-CROSS, his second album for CBS, Thelonious is at his greatest. The tightly knit group (Charlie Rouse, on tenor sax; John Ore, on bass; Frankie Dunlop, on drums) is woven together by Thelonious’ incomparable piano. From first note to last, the album swings! It is difficult, indeed, to recall that it is sometimes said that Monk’s music is not the easiest listening. The only thing which is not easy about CRISS-CROSS is to keep your foot from tapping, to divert your attention for a single moment from the opening chorus of Hackensack to the last, lovely chords of Crepuscule With Nellie. Charlie Rouse, great as he always has been, is a revelation here: his playing takes wing. Charlie and Thelonious have a thing going between them of rare sensitivity and ever-mounting excitement.

To attempt an analysis, description or explanation of Thelonious’ music-making would be superfluous. His greatness lies in the very fact that he transcends all formulae, all well-worn adjectives and cliches; only a new vocabulary, perhaps, could suffice. One thing, though, is certain: this is the happiest of albums, leaving one with an extraordinary feeling of elation. On the way to the recording studio, someone asked Thelonious if it was true that he was going to do a solo of Don’t Blame Me during the session. He replied, “Maybe. It depends how I feel when I get there.” Well, when he did get there, he executed a couple of intricate dance-figures, sat down at the piano and went straight into it while everyone held his breath. Even if Thelonious’ music is precise and mathematical, it is at the same time pure magic. Listen, and you’ll see.

NICA DE KOENIGSWARTER

 

on air: Thelonious Monk, Eronel

[audio http://k003.kiwi6.com/hotlink/f3cv6bk6gq/04_Eronel.mp3]

 

Annunci

Minton’s Playhouse

A quei tempi, il Minton’s era il posto per gli aspiranti jazzisti; non è vero che fosse la Strada, come cercano di far credere oggi. Era da Minton’s che un musicista poteva davvero affilare i denti, e soltanto dopo poteva andare giù alla Strada. La Cinquantaduesima era tranquilla in confronto al Minton’s. Sulla Strada ci si andava per fare soldi e per farsi vedere dai critici musicali bianchi e dai bianchi in generale. Ma si veniva su al Minton’s per farsi una reputazione fra i musicisti. Da Minton’s molta gente prese dei gran calci nel culo, fu fatta fuori: scomparvero dal giro e non se ne seppe più nulla. Ma allo stesso tempo il Minton’s insegnò molto a parecchi veri musicisti e li fece diventare quello che sono diventati.
Sempre da Minton’s incontrai Fats Navarro, e prendemmo l’abitudine di suonare assieme. C’era anche Milt Jackson. E Eddie “Lockjaw” Davis, il sax tenore che dirigeva l’orchestra di casa. Era fottutamente bravo. Vedete, i grandi musicisti come Lockjaw o Bird o Dizzy o Monk erano i veri re di Minton’s e non suonavano mai la solita roba. Lo facevano per eliminare tanta gente che era incapace a suonare.
Se uno aveva il coraggio di salire sul palco al Minton’s e poi non era in grado di suonare, non era solo destinato a vergognarsi per la gente che lo ignorava o gli fischiava dietro, ma poteva essere letteralmente preso a calci in culo. Una notte ci fu un tipo, un incapace, che saltò su e si mise a fare cazzate, più che altro per fare il fico e rimorchiare qualcuna. C’era uno nel pubblico a cui piaceva la buona musica, e quando quel coglione decise di farsi sentire non si fece problemi: si alzò con molta calma dal tavolo, afferrò il non-musicista, lo tirò giù dal palco, se lo trascinò fuori del locale nello spazio che c’era fra il Cecil Hotel e il Minton’s e con molta calma cominciò a prenderlo a calci nel culo. Voglio dire, lo fece davvero. Dopodiché disse al tipo di non provare mai più a portare il culo sul palco del Minton’s prima di essere in grado di suonare qualcosa che valesse la pena di essere ascoltato. Questo era il Minton’s. Sopportare o stare zitti, non c’erano vie di mezzo.

(Miles Davis e Quincy Troupe – Miles L’autobiografia)

 

on air: M.Davis, M.Jackson, T.Monk, P.Heath, K.Clarke –  The Man I Love

[audio http://k007.kiwi6.com/hotlink/7g6c8sxff0/01_The_Man_I_Love_Take_2_.mp3]

A Portrait of Thelonious

Una bella testa d’uomo conterrà qualcosa di ardente e di triste – dei bisogni spirituali, delle ambizioni tenebrosamente represse – l’idea di una potenza grondante e senza impegno.

(C. Baudelaire)

Bud Powell A portrait of Thelonius

on air: Bud Powell, Monk’s Mood

Il ritratto musicale di Monk fatto da Powell rispecchia totalmente le indicazioni di Baudelaire, anche se queste ultime erano riferite alla ritrattistica della nuova pittura parigina nel 1860.
Le sue note hanno veramente qualcosa di ardente, di triste e suggeriscono la potenza grondante e senza impegno di un genio, Monk, l’altra metà di un mezzo matto.

Nessuno meglio della Baronessa Nica avrebbe potuto prestare uno dei suoi quadri alla copertina di questo album.
Nessuna migliore idea che produrlo avrebbe potuto avere Mr. Altosax Julian “Cannonball” Adderley.

Il ritratto perfetto.

Thelonious Monk Himself

L. De Wilde, Thelonious Monk Himself
L. De Wilde, Thelonious Monk Himself

New York, New York, New York. E’ tutto un brulicare. Ci si concentra il mondo intero.Un grande, grande salotto. Vetro, mattoni, soldi, rumore, neon, pompieri, buchi, estati sudate.
Jazz, tantissimo.

L. De Wilde, Thelonious Monk Himself